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PostHeaderIcon 2020/ Mag – Massimo Giacomini

Conclusione del XXX Anno Accademico

Incontro  con

MASSIMO GIACOMINI

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Questa era la formazione del Milan di Nereo Rocco nella stagione 1967-68 in cui vinse lo Scudetto. Il terzo in alto da sinistra, con una mano sulla spalla di Giovanni Trapattoni era il centrocampista friulano Massimo Giacomini. Si riconoscono altri grandi campioni, a partire da Gianni Rivera…

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Massimo Giacomini è nato a Udine il 14 agosto 1939

E’ stato calciatore professionista dal 1957 al 1973. Giocando nell’Udinese, nel Genoa, nella Lazio, nel Brescia, nel Milan (scudetto nel 1968), nella Triestina, giocando ai massimi livelli 371 partite di Campionato. Allenatore dal 1973 al 1996: con Udinese, Treviso, Salernitana, Milan, Torino, Napoli, Triestina, Perugia, Venezia, Brescia, Cagliari. Dal 2007 al 2010 è stato responsabile del settore giovanile e scolastico della FIGC. Svolge attività di commentatore televisivo. Insomma è uno che di calcio ne sa.

Ecco cosa ci avrebbe raccontato:

Intanto ti ringrazio per l’invito e saluto tutti gli iscritti all’Università della Terza Età del Portogruarese. Avremmo dovuto incontrarci di persona ma questo maledetto virus ce l’ha  impedito. Tuttavia io devo dire che per combinazione fu proprio un altro virus, quello dell’”Asiatica”,  che mi ha permesso di debuttare in serie A nel campionato 1957-58. 

Stavo all’Udinese ma avevo solo 18 anni e non avevo ancora finito il liceo classico. Si ammalarono diversi giocatori della prima squadra, tra cui l’unico straniero che si poteva avere quella volta, lo svedese Bengt Lindskog, che era un centrocampista come me.

Così venni mandato in campo contro il Milan (quello di Liedholm, Schiaffino, Maldini padre…) Pareggiammo 1 a 1. Quell’anno lo scudetto lo vinse la Juventus, fu la sua prima stella, davanti alla Fiorentina e al Padova.

Noi finimmo ottavi ma a pari punti con il Milan e l’Inter. L’anno dopo giocai insieme ad un coetaneo friulano che si chiamava Tarcisio Burgnich…

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Tarcisio Burgnich (Ruda, Udine, 25 aprile 1939)

Giampiero BONIPERTI

Ma non parliamo di me. Il vostro presidente mi ha chiesto che vi racconti dei più grandi campioni che ho incontrato durante la mia carriera. E io incomincerei da Giampiero Boniperti.

 

Giampiero Boniperti (Barengo, Novara, 4 luglio 1928)

Giampiero Boniperti (Barengo, Novara,  4 luglio 1928)

   Un giorno venni intervistato dalla Gazzetta dello Sport come uno dei più giovani giocatori della serie A, e mi chiesero quale fosse il mio modello di giocatore, a chi mi ispirassi insomma. Ed io non ebbi dubbi: a Giampiero Boniperti. E ne elencai le doti tecniche e umane.

Così, quando la Juventus venne a Udine, eravamo tutti in fila per entrare in campo. Boniperti era in testa alla sua squadra e io qualche posizione indietro con la mia. Al che ricordo che Umberto Colombo, un mediano della Juventus, gridò al capitano: “Giampiero, non hai salutato il tuo giovane tifoso qui?” indicandomi col dito. Boniperti, che era un tipo burbero e concentratissimo prima delle partite, gli disse di stare zitto e di pensare al gioco. 

Il mio compito era proprio quello di marcare il capitano juventino e lui si stizzì più di una volta perché gli impedivo di fare le sue giocate. Ma finita la partita la tensione si allentò e mi ringraziò per le mie parole che aveva letto sul giornale. L’ho incontrato altre sei volte e l’ho sempre marcato io. Una volta era proprio arrabbiato. Mi ha gridato: “Ma porca malora, tu sei bravo a giocare, e fa il tuo gioco in avanti no? Cosa stai sempre a rompermi sempre le palle a me!”

Devo dire che tutti i grandi campioni che ho incontrato avevano una caratteristica comune: erano estremamente corretti nel gioco, si fidavano della tecnica e non dello scontro fisico.

Video Youtube: Giampiero BONIPERTI

 

 

Luis SUAREZ

Un altro campione gentiluomo che ho incontrato spesso è stato Luisito Suarez (Pallone d’oro 1960).

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Luis Suárez Miramontes, detto Luisito (A Coruña, Spagna, 2 maggio 1935)

Ricordo che una volta, allora io militavo col Genoa, incontrammo l’Inter su un terreno pesantissimo.

Aveva tanto piovuto ed era molto difficile far avanzare la palla soprattutto a rasoterra.
Si fermava nell’acqua dopo pochi metri.
Vidi Suarez fare un giochetto di prestigio. Invece di fare subito il cross verso la nostra area, sollevò il pallone con lo scarpino e lo calciò al volo. Era un lancio di 30 metri che andò a pescare Jair da Costa in buona posizione.

Fortunatamente l’ala interista andò a finire in una pozzanghera, cadde per terra e non riuscì a segnare.

Ma io imparai quel trucchetto e lo misi in pratica anche in altre occasioni col terreno pesante, sempre contro l’Inter. Suarez se ne accorse e quando finì la partita mi batté la mano sulla spalla, come per dirmi: “Hai imparato bene la lezione eh?”.

Siamo restati amici. Quando è diventato allenatore della nazionale spagnola ed è venuto in Italia per i campionati del mondo del 1990, mi ha chiamato e siamo andati a pranzare insieme.

 Video Youtube: Luisito Suarez

Mario CORSO

 Un grande amico per me è sempre stato Mariolino Corso…

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Mario Corso (Verona, 25 agosto 1941)

Ci eravamo incontrati a Lignano, al mare, quando eravamo ancora due promesse, e ci siamo ritrovati poi a frequentare il corso di allenatori di Italo Allodi, un corso molto impegnativo che durava ben otto mesi.

Corso era gentile, timido, ma è stato uno dei giocatori più talentuosi in assoluto che io abbia incontrato.

Gli imputavano di giocare con un solo piede, il sinistro, ma con quel piede faceva ciò che voleva. Era come una mano. Pensate che di solito quando ti arriva un lancio, stoppi il pallone con l’interno destro. Lui invece lo addomesticava con l’esterno sinistro. Che se lo fa un altro la palla rimbalza e gli schizza via.

Non era molto veloce nella corsa, ma era rapidissimo da fermo. Quando te lo trovavi davanti non sapevi mai come ti avrebbe saltato, ma ti dribblava di sicuro.

A me ha fatto il “tunnel” più di una volta. E guardate che subire un tunnel è un’umiliazione che ti fa imprecare. Io li ho subiti perché mi mandavano in prima linea, sperando poi che il capitano Vincenzo Ochetta, che stava dietro a me, riuscisse a recuperare il pallone. Comunque non mi ha saltato proprio sempre eh! Qualche volta l’ho anche fermato…

Video Youtube: Gol top ten

Luigi MERONI

 

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Luigi MERONI, detto Gigi
Como, 24 febbraio 1943
Torino, 15 ottobre 1967

 Gigi Meroni l’ho incontrato in serie B col Genoa mentre lui ancora ragazzino giocava nel Como.

Ci trovammo davanti questo giocatore giovanissimo, capellone, stortignaccolo, con due “steccaroni” di gambe pelose e i calzettoni tirati giù. A tutto poteva sembrare tranne che a un atleta. Ma quando cominciammo a giocare ci accorgemmo a nostre spese che era un castigo di Dio.

Saltava sempre l’uomo che lo marcava. Non si sapeva come prenderlo. E ci segnò subito un gol mettendoci in svantaggio. Poi recuperammo e vincemmo per due a uno.

Anche perché Meroni non riusciva a tenere quei ritmi altissimi. Faceva sfaceli ma poi doveva regalarsi qualche lunga pausa sulla fascia destra.

Quando tornammo a Genova in pullman non facevamo che parlare di lui. Il capitano Ochetta ci chiese cosa ne pensavamo, e tutti dicemmo che quel ragazzo avrebbe avuto un futuro. E infatti l’anno dopo il Genoa lo comprò e lui divenne per qualche tempo proprio il mio compagno di camera.

Era un artista, sia in campo che fuori: dipingeva cravatte per le seterie di Como. Ed era stravagante come un po’ tutti gli artisti.

Sappiamo tutti la sua storia: a 24 anni morì investito da un’automobile quando era a Torino. A investirlo fu un ragazzo di 19 anni che si chiamava Attilio Romero: da adulto diventerà il presidente del Torino.

 Video Youtube: Gocce di leggenda: Gigi Meroni

 

Karl Heinz SCHNELLINGER

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Karl-Heinz Schnellinger
Düren, Colonia,
31 marzo 1939

Nella stagione 67-68 approdai al Milan, giocai una sola partita, ma vincemmo lo scudetto.

Lì ho conosciuto a fondo tanti grandi campioni. Sono rimasto particolarmente amico di Schnellinger: avremmo dovuto vederci a Milano, dove abita ancora, ma purtroppo questa maledizione del virus ce lo ha impedito.

Lui era un ragazzone tedesco dolcissimo. Aveva già fatto tre campionati del mondo con la sua nazionale. Nel ’66 era arrivato secondo nei campionati in Inghilterra.

La famosa partita del 4 a 2 per i padroni di casa. Con quel gol fantasma… Era estremamente permaloso. E quando uno dimostra di esserlo gli altri ci godono e concentrano su di lui gli scherzi e le prese in giro.

Era biondissimo e quando era sudato diventava rosso in faccia: lo chiamavamo “il gambero” e lui si incazzava. Negli allenamenti facevamo il gioco del “torello”. Cioè 16 giocatori si mettevano in cerchio passandosi la palla di prima intenzione, e altri due stavano in mezzo e dovevano intercettarla. Quando toccava a Karl stare in mezzo  gliene facevamo di tutti i colori, tanto che Rocco, che si divertiva anche lui, ci gridava “En no, ghe vol rispetto pal Tedesco. Ciò el xe el vice campion del mondo lui, mia un mona qualsiasi…!” E giù a ridere tutti quanti.

 Video Youtube: Karl Heinz Schnellinger

 

Nereo ROCCO

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Nereo Rocco
Trieste, 20 maggio 1912  
Trieste, 20 febbraio 1979  

 

Beh, come si fa a non ricordare il “Paron”?

Un allenatore che metteva insieme doti di tecnica e di umanità, e riusciva a creare nella squadra un vero spirito di corpo.

Anche con le sue battute proverbiali. “Chi credeo da eser, el Real Madrid?”, “Vinca il migliore? Speremo de no!”. Gli dicevano che usava il “catenaccio”, ma in realtà il suo era un mezzo sistema col battitore libero.  Ci riuniva e ci spigava lo schema coi ruoli di tutti, poi quando arrivava all’unica punta, al centravanti, invariabilmente diceva: “E qua metemo quel mona de Pierino Prati. No te te ofendi miga se te ciamo cusì…” Il realtà Prati non era mona per niente e quell’anno fu il capocannoniere del campionato. E abbiamo vinto Scudetto, Coppa Italia e Coppa delle Coppe. Insomma abbiamo fatto il “triplete”.

 A proposito della Coppa, che abbiamo vinto in finale battendo l’Amburgo, ce l’eravamo vista brutta contro il Liegi. Dovevamo fare zero a zero per superare il turno. Ma a un certo punto un belga ha tirato un calcione a Baveni e gli ha rotto una gamba. Quella volta non si potevano fare le sostituzioni e così siamo rimasti in 10 a fronteggiare questi che attaccavano alla disperata per approfittare del vantaggio numerico. Rocco addirittura ha tirato indietro Hambrin, che era una punta, per fare il libero in difesa. Cudicini, il portiere, era preoccupato e gridava a Rocco per sapere quanto mancava. E Rocco gli gridava:  “Tien duro che xe quasi finìa”.  E io che stavo in panchina gli dico ingenuamente: “Ma Mister, manca ancora un quarto d’ora!” E lui arrabbiato col dito sulla bocca: “Tasi ti! Spion de un furlàn!”

 Video Youtube: Nereo Rocco

 

Gianni RIVERA

Gianni Rivera

Gianni Rivera,
all’anagrafe Giovanni Rivera
Alessandria, 18 agosto 1943

Beh, Gianni. Cosa dire?

Pallone d’oro nel 1969.

Risolutore al campionato del mondo con la Germania del celeberrimo 4 a 3. Quando l’ho poi incontrato volevo quasi baciargli il piede. Rivera non si presta a tanti pettegolezzi. E’ sempre stato, come dire?, molto “disinfettato”, cioè si gentile, tranquillo, ma non ti dava tantissima confidenza.

Era concentratissimo nel gioco. Non giocava per il pubblico, non concedeva quasi mai giocate spettacolari, ma il suo gioco era estremamente produttivo per la squadra.

Mi ricordo una volta, una partita di coppa a San Siro, io ero in tribuna. A un certo punto gli arriva un lancio lungo sulla sinistra. Troppo lungo a mio parere. Invece vediamo che lui si affanna a rincorrere la palla. Strano, mi dico, Rivera non spreca mai energie per niente. Quando ormai il pallone era a mezzo metro dalla bandierina del corner, lui si allunga e riesce indirizzare la palla con la punta del piede contro il paletto. Quella rimbalza e torna indietro, lui sullo slancio gira intorno alla bandierina, recupera il pallone, lo mette in mezzo e Sormani di testa segna. Una magia!

E poi lo chiamavano “Abatino”, era stato Gianni Brera a inventargli questo nomignolo. Perché Rivera non era certo il tipo dello sfondatore, del giocatore tutto muscoli… Appariva fragile ma in realtà non lo era.

Mi ricordo una partita con la Fiorentina. Ha preso un calcio da Bertini. Gli ha provocato un orribile ematoma che gli arrivava dal gluteo fino al polpaccio. Ma lui non ha voluto fermarsi, ha fatto tutti gli allenamenti della settimana e la domenica successiva era regolarmente in campo.

E’ stato lui, quando è diventato dirigente del Milan, a chiamarmi a fare l’allenatore della prima squadra nel 1979.

Video Youtube: Gianni Rivera, il Golden Boy

 

 

Massimo GIACOMINI Allenatore…

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Ho giocato al calcio da professionista per 16 anni: dal 57 al 73.

Poi ho cominciato a fare l’allenatore. Le immagini testimoniano alcuni momenti di particolare soddisfazione. Le due ai lati riguardano le stagione 77-78 e 78-79, quando ho riportato l’Udinese dalla serie C fino in serie A. Erano anni duri per il Friuli del dopo terremoto e queste vittorie hanno contribuito a risollevarlo.

La foto in centro invece riguarda il campionato 80-81 col Milan. L’anno prima avevo portato la squadra al terzo posto in campionato, ma poi era stata retrocessa in B per punire la società dei pasticci degli anni precedenti. E l’anno successivo vincemmo il campionato di B e tornammo in A. Ma non si creda che sia stato facile.

Dovunque arrivasse il Milan quella era la partita dell’anno e le squadre del girone cadetto si impegnavano a morte pur di far bella figura contro di noi.

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La formazione dell’Udinese di Giacomini anno 77-78 (promozione in serie B). L’anno successivo promozione in serie A dopo ben 17 anni.

 

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La formazione del Milan allenata da Massimo Giacomini nel campionato 79-80. E’ l’ultimo anno delle carriere di Ricky Albertosi e di Fabio Capello. La squadra arriverà terza in campionato ma sarà retrocessa in B per illecito sportivo.

 

Il Milan 80-81 che torna in A. E’ la squadra di Collovati, Baresi, Maldera…

Il Milan 80-81 che torna in A. E’ la squadra di Collovati, Baresi, Maldera…

 

 

Ecco, da allenatore vorrei ricordare soprattutto due giocatori, uno è Fulvio Collovati, un friulano come me, di Teor.

Fulvio COLLOVATI

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Fulvio Collovati
Teor, Udine, 9 maggio 1957

Fulvio ha avuto tante soddisfazioni.

Ricordiamo solo che è stato campione del mondo nel 1982 nel mondiale di Spagna. E’ stato uno stopper eccezionale: grande tecnica, senso del tempo negli anticipi, gran colpitore di testa.

E poi nonostante fosse già in Nazionale con Bearzot (altro friulano)  dimostrava sempre un grande attaccamento alla maglia del club. Pensate che allora la Nazionale giocava spesso di sabato. Il giorno dopo veniva sospeso il campionato di serie A, ma non quello di serie B. E noi nell’80 eravamo purtroppo i serie B. Fulvio tornava a casa dalla partita in Nazionale  magari anche tardi di notte,  stanco morto. Io gli dicevo: “Riposati, ti sostituisco”. Ma lui protestava: “Non si fida di me Mister?” E dovevo mandarlo in campo a giocare anche la domenica.

Video Youtube: Fulvio Collovati, stopper

 

Franco BARESI

Franco Baresi, all'anagrafe Franchino Baresi Travagliato, Brescia, 8 maggio 1960

Franco Baresi, all’anagrafe Franchino Baresi
Travagliato, Brescia,
8 maggio 1960

 

L’altro è  Franco Baresi, anche lui campione del mondo nel 1982 e vice campione nel 1994.

In quella famosa finale americana, con la nazionale di Sacchi, contro il Brasile (i rigori, l’errore suo e di Baggio…) dove Baresi giocò nonostante fosse stato operato al menisco solo 23 giorni prima. Era una vera roccia.

Io l’ho avuto in squadra quando era appena ventenne.

Secondo me il libero più grande di tutti i tempi è stato Gaetano Scirea, ma subito dopo viene Baresi.

Aveva un unico difetto, che parlava poco. Era molto taciturno. E per uno che giocava nel suo ruolo non era un difetto da poco, perché avrebbe dovuto comandare ai compagni. Anche Liedholn aveva osservato: “Gli manca solo la parola”. Ma era un difetto giovanile.

Dopo qualche anno divenne imperioso anche con la voce eccome che si faceva sentire. E’ stato sempre e solo al Milan vincendo tutto quello che si poteva vincere: sei Scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe europee e quattro Supercoppe italiane.

Video Youtube: Franco Baresi

 

 

 Ecco, vi ho raccontato in sintesi alcune cose dei miei ricordi di calciatore e di allenatore. Naturalmente ne avrei tantissime altre da raccontare. Mi dispiace che non mi possiate fare delle domande e non posso quindi soddisfare le curiosità che certamente avrete intorno al calcio di quegli anni.

Speriamo che questa maledizione passi presto e che magari in futuro possiamo vederci di persona, com’era previsto per quest’anno. Un caro saluto e un augurio a tutti voi.

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Video Youtube: Giacomini parla di Nereo Rocco

 

PostHeaderIcon 2018/ Mag Conclusione XXVIII anno accademico

Portogruaro, 7 Maggio 2018

Alessandrini con il Maestro Gustavo ZaninOggi pomeriggio alle 16.00, nella chiesa di San Luigi, dopo ben 376 ore di lezione, si è concluso il XXVIII anno accademico dell’Università della Terza Età del Portogruarese. La lezione finale è stata svolta dal maestro organaro di Codroipo Gustavo Zanin, insignito della laurea honoris causa dall’Ateneo di Udine proprio a giugno dell’anno scorso. La sua famiglia da due secoli produce organi nuovi e restaura quelli antichi in tutto il mondo. Anche il piccolo strumento presente in questa chiesa l’ha costruito lui. La conferenza sarà accompagnata da alcuni brani eseguiti dal maestro Michele Bravin.

PostHeaderIcon 2018/ Mag Il maestro Bepi Pupulin

utexxviiPortogruaro, 7 Maggio 2018
Sono stato particolarmente felice di aver avuto alla cerimonia conclusiva del XXVIII Anno Accademico dell’UTE del Portogruarese il maestro Bepi Pupulin, le cui opere costituiscono un poetico omaggio alla città di Portogruaro e alla sua gente. Il dono di ringraziamento ai docenti di quest’anno è stato proprio un suo disegno originale tirato in un numero limitato di copie.

PostHeaderIcon 2017/ Ago Inizio XXVIII anno accademico

Marcia nella valle dell'Isonzo2017 Irene Bolzon_______

Il XXVIII Anno Accademico inizierà lunedì 9 ottobre 2017, alle ore 16.00, presso la sala delle colonne del Collegio “Marconi”, con una conferenza della dottoressa Irene Bolzon, ricercatrice storica, direttrice dell’ISTRESCO (Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea della Marca Trevigiana).

Titolo della conferenza:

“Come Caporetto ha cambiato il modo di fare propaganda sulla guerra.
Il caso de La Domenica della Gazzetta: giornale di occupazione austriaco”.

PostHeaderIcon 2017/ Ago Apertura nuova sede

Villa comunaleDopo 28 anni l’UTE, università della terza età del portogruarese, cambia sede.
Il suo ufficio non più nella foresteria della Villa Comunale di Portogruaro.
Si e’ trasferito infatti nei locali dell’ex Biblioteca, con ingresso dal sottoportico di accesso pedonale alla stessa villa comunale.

Restano inalterati gli orari di apertura (dalle 10.00 alle 12.00 dal lunedì al venerdì) e il numero di telefono rimane inalterato0421.277285.
Dal primo di settembre cominceranno le iscrizioni per il XXVIII anno accademico.

La quota associativa è rimasta inalterata a 60 Euro, ma per i corsi di lingue il contributo annuale dei soci è stato elevato a 50 euro, mentre per chi segue anche una seconda lingua l’ulteriore contributo da aggiungere sarà di 25 euro.  Di anno in anno infatti aumentano le spese ed il nostro bilancio fa sempre più fatica a farvi fronte.

Sono già aperte le iscrizioni. A breve sarà disponibile il programma completo.

 

Invitate i vostri amici e le vostre amiche ad iscriversi. Le uniche risorse dell’UTE derivano dalle quote associative. Più siamo e meglio possiamo erogare i nostri servizi a vostro favore.

PostHeaderIcon Inaugurazione XXVI anno accademico

151230_rossiPrende il via lunedì 12 ottobre 2015 il nuovo Anno Accademico dell’Università della Terza Età del Portogruarese.

La conferenza inaugurale sarà tenuta dal dottor Franco Rossi, dell’Archivio di Stato di Venezia sul tema:

“La criminalità minore a Portogruaro durante la Prima Guerra Mondiale”.

Attraverso l’esame dell’attività della locale Pretura e dei particolari reati che venivano commessi in quel periodo il dottor Rossi descriverà le condizioni sociali in cui viveva la nostra popolazione tra il 1915 e il 1918.

L’incontro, aperto a tutti, si svolgerà presso la Sala delle Colonne del Collegio Marconi alle ore 16.00.

PostHeaderIcon XXV ANNO ACCADEMICO 2014-2015

XXV anno accademicoBenvenuti al XXV Anno Accademico dell’ Università della Terza Età del Portogruarese. Nozze d’argento dunque di un’Associazione che ha saputo con tenacia rimanere fedele alla propria vocazione. Purtroppo questo sarà il primo Anno Accademico che non vedrà la presenza, sempre propositiva ed appassionata, del commendator Duilio Antonio Moras, fondatore dell’U.T.E. e suo instancabile sostenitore ed animatore.
Ci ha lasciati il 27 luglio ma resterà per sempre nei nostri cuori. Ci ha lasciati prematuramente anche la nostra giovane professoressa Silvia Flaborea che ci aveva introdotto con la sua sapienza astronomica alle meraviglie del cielo stellato. Non la dimenticheremo.
Ma la vita continua e ci accingiamo, anche in loro ricordo, ad inaugurare questa nuova stagione. Il 1914 ed il 1915 suonano anche ai profani di storia come date familiari: segnano i 100 anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, che ha segnato col suo carico di lutti e di dolore anche ed in particolare la memoria del nostro Territorio, sottoposto tra il ’17 ed il ’18 ad una drammatica occupazione straniera. Per questo vi accorgerete scorrendo il presente programma che l’intendimento comune di molti docenti, in una con quello del Consiglio Direttivo, è stato centrare su questo tema un’attenzione pluridisciplinare, per offrire di quegli anni uno spaccato il più completo possibile.
Ringrazio doverosamente tutti i nostri relatori che mettono a disposizione tempo e competenze per le nostre finalità ed auguro a tutti un buon Anno Accademico 2014-2015.

Il presidente
Alessio Alessandrini
a nome del Consiglio Direttivo

 

PostHeaderIcon Dom 27 Lug 2014 – Addio Nino!

ADDIO NINO! E’ scomparso questa mattina, all’età di 88 anni, il commendator Duilio Antonio Moras, dagli amici chiamato familiarmente Nino. Era il presidente onorario dell’Università della Terza Età del Portogruarese. Mio validissimo collaboratore ed affettuoso amico. Eravamo stati insieme consiglieri comunali della Democrazia Cristiana. E assessori dal 1977 al 1980: io alla cultura, lui alla sanità. Sempre sorridente, sempre ottimista, sempre pronto a spendersi per cause di solidarietà: la poltica, gli anziani, i donatori di sangue… Uomo d’altri tempi ma la sua testimonianza e il suo esempio erano preziosi anche per i tempi presenti. Addio Nino!

PostHeaderIcon 8 Ott – Apertura anno accademico 2012-2013

Giuseppe BortolussiSarà Giuseppe Bortolussi, il direttore della CGIA di Mestre, ad inaugurare l’Anno Accademico dell’Università della Terza Età del Portogruarese, il XXIII della sua storia, lunedì 8 ottobre alle ore 16.00 presso la sala delle colonne del Collegio Marconi.

Il relatore parlerà sul tema “A che punto siamo del guado?” con chiaro riferimento alla crisi economica ed alle prospettive per un suo eventuale, auspicabile, ma quanto certo? superamento.

La conferenza è aperta a tutti

Note biografiche: Giuseppe Bortolussi è nato a Gruaro – VE il 4 agosto 1948, coniugato, con 3 figlie.
Dal 1980 è direttore della CGIA (Associazione Artigiani e Piccole Imprese) di Mestre della quale ha rilanciato l’immagine ed il peso politico in una stagione che ha visto le grandi imprese pubbliche di Porto Marghera come uniche interlocutrici capaci di monopolizzare il dibattito politico ed economico della città.
Nei primi anni ’90 ha fondato e tuttora dirige l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre.
Nel 1993 ha dato vita alla prima battaglia sindacale di respiro nazionale contro la “minimum tax”, riuscendo a farla abolire nel 1994, nell’interesse di tutti i lavoratori autonomi.

 

PostHeaderIcon 10 Mag conclusione XXII anno accademico

Paolo Barbuio, fotografo di livello internazionaleIl XXII anno accademico sarà concluso il 10 Maggio alle ore 16,00 presso la Sala delle Colonne del Collegio Marconi.

Ospite d’onore Paolo Barbuio rinomato fotografo di livello internazionale.
Presenterà un lavoro sulla strage di Breslan dove fra il 1º e il 3 settembre 2004 nella scuola Numero 1 di Beslan, nell’Ossezia del Nord, una repubblica autonoma nella regione del Caucaso nella federazione russa, un gruppo di 32 ribelli fondamentalisti islamici e separatisti ceceni occupò l’edificio scolastico sequestrando circa 1200 persone fra adulti e bambini. Tre giorni dopo, quando le forze speciali russe fecero irruzione, fu l’inizio di un massacro che causò la morte di centinaia di persone, fra le quali 186 bambini, ed oltre 700 feriti.

Paolo Barbuio scopre la passione per la fotografia dopo un regalo. Sarà il suo lavoro. Si iscrive e frequenta una scuola di fotografia  a Milano, tanta voglia di imparare e consegue i Master in Still-life e Fashion. Si avvicina alla professione da prima come assistente e poi decide di cambiare la sua vita. Apre uno studio fotografico pubblicitario, si specializza in still life, reportage ritratto e wedding. Ha clienti appartenenti alla scena internazionale nel mondo del design e della moda made in Italy e da tempo si impegna a dare un servizio eccellente ai suoi clienti sempre con vivacità, curiosità e divertimento. E’ uno dei pochi fotografi Italiani ad avere ottenuto il QEP (Qualified European Photographer).

http://paolobarbuio.com